martedì 10 marzo 2009
CAMORRA,CASALESI: LA DIA CONFISCA I BENI DI CIPRIANO D'ALESSANDRO, CONDANNATO ALL'ERGASTOLO NEL PROCESSO SPARTACUS PER L'OMICIDIO DI PARIDE SALZILLO
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere –Sez. Misure di Prevenzione, ha disposto la confisca di beni immobili per un valore stimato in oltre 610.000,00 di euro, riconducibili al pregiudicato D’ALESSANDRO Cipriano, 46enne da San Cipriano d’Aversa.
I beni oggetto della confisca furono sequestrati dal personale del Centro Operativo D.I.A. di Napoli l’11 gennaio 2008 in esecuzione di un decreto di sequestro beni emessi sempre dal Tribunale di S. Maria C.V. – Sezione Misure di Prevenzione.
Con il provvedimento di confisca il Tribunale ha irrogato al D’ALESSANDRO Cipriano anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p. s. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di anni quattro nonché al pagamento delle spese processuali ed al versamento di 8.000,00 euro a titolo di cauzione.
Il decreto ha consentito la confisca dei seguenti beni intestati alla moglie di D’ALESSANDRO:
1) Fabbricato sito in San Cipriano D’Aversa (CE) alla via Madonna del Popolo n. 15;
2) Autovettura Mercedes classe C220 cdi tg. CK809XE,
per un valore complessivo di circa € 610.000,00, mentre sono stati restituiti agli aventi diritto gli altri beni sottoposti a sequestro nel gennaio 2008.
Il D’ALESSANDRO Cipriano è un elemento di spicco del clan dei “casalesi”, operante in tutta la provincia di Caserta e nelle aree limitrofe.
A conclusione nel processo Spartacus, l’interessato è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per anni due e mesi 10, essendo stato riconosciuto colpevole, in concorso, di diversi fatti di sangue. In particolare è stata provata la sua penale responsabilità in relazione agli omicidi di SALZILLO Paride, nipote di BARDELLINO Antonio, di PARDEA Michele (strage di Casapesenna del 17.12.1998 in cui trovò la morte per fuoco amico anche SALZILLO Antonio) e di DIANA Liliano (perpetrato il 9.3.1991) oltre che al tentato omicidio di DE FALCO Giuseppe e PACIFICO Dionigi (avvenuto il 17.2.1991).
Tali episodi sono stati considerati dalla Corte d’Assise di assoluto rilievo strategico o, addirittura, di omicidi (soprattutto quello in danno di SALZILLO Paride) che hanno segnato un confine tra i diversi assetti della realtà criminale dei casalesi. Tali condotte, pertanto, sono del tutto espressive dell’inserimento del D’ALESSANDRO, con stabilità e consapevolezza, nel gruppo associativo nel cui ambito l’interessato ha svolto più di una funzione; dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia sentiti nel corso del dibattimento, è emerso che il D’ALESSANDRO ha iniziato la sua carriera delinquenziale sin dalla giovane età con l’inserimento nel gruppo De Falco ed il successivo transito, per scelta strategica e per vincolo di affinità, in quello degli Schiavone.
L’interessato, inoltre, è stato definito dalla Corte sia come uomo d’azione che come elemento di collegamento tra i diversi gruppi associativi ed è stato anche coinvolto in vicende di distribuzione di redditi provenienti da attività estorsive.
Sempre all’esito del processo Spartacus a carico del D’ALESSANDRO è stata disposta la confisca, ai sensi dell’art 12 sexies, dei beni già sequestrati in suo danno e coincidenti parzialmente con quelli oggetto del procedimento di prevenzione.
Peraltro il D’ALESSANDRO è stato raggiunto nell’ottobre 2006 da ulteriore ordinanza cautelare per tentato omicidio aggravato.
Tali comportamenti hanno indotto la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di S. Maria C. Vetere a ritenere attuale, nonostante lo stato di detenzione, la pericolosità sociale del D’ALESSANDRO che “impone la necessità di un più stringente controllo, che appare possibile ottenere solo mediante la sottoposizione dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza”.
Per quanto riguarda i beni confiscati il Collegio, dopo aver attentamente valutato le argomentazioni difensive, ha ritenuto che il fabbricato di San Cipriano d’Aversa e l’autovettura Mercedes fossero nella disponibilità del proposto soprattutto in considerazione della mancanza di redditi dichiarati dalla moglie del proposto a fronte dei cospicui investimenti operati nel corso degli anni e, pertanto, gli stessi rappresentassero il reinvestimento di denaro proveniente dall’attività illecita posta in essere nell’ambito del clan di appartenenza.
I beni oggetto della confisca furono sequestrati dal personale del Centro Operativo D.I.A. di Napoli l’11 gennaio 2008 in esecuzione di un decreto di sequestro beni emessi sempre dal Tribunale di S. Maria C.V. – Sezione Misure di Prevenzione.
Con il provvedimento di confisca il Tribunale ha irrogato al D’ALESSANDRO Cipriano anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p. s. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di anni quattro nonché al pagamento delle spese processuali ed al versamento di 8.000,00 euro a titolo di cauzione.
Il decreto ha consentito la confisca dei seguenti beni intestati alla moglie di D’ALESSANDRO:
1) Fabbricato sito in San Cipriano D’Aversa (CE) alla via Madonna del Popolo n. 15;
2) Autovettura Mercedes classe C220 cdi tg. CK809XE,
per un valore complessivo di circa € 610.000,00, mentre sono stati restituiti agli aventi diritto gli altri beni sottoposti a sequestro nel gennaio 2008.
Il D’ALESSANDRO Cipriano è un elemento di spicco del clan dei “casalesi”, operante in tutta la provincia di Caserta e nelle aree limitrofe.
A conclusione nel processo Spartacus, l’interessato è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per anni due e mesi 10, essendo stato riconosciuto colpevole, in concorso, di diversi fatti di sangue. In particolare è stata provata la sua penale responsabilità in relazione agli omicidi di SALZILLO Paride, nipote di BARDELLINO Antonio, di PARDEA Michele (strage di Casapesenna del 17.12.1998 in cui trovò la morte per fuoco amico anche SALZILLO Antonio) e di DIANA Liliano (perpetrato il 9.3.1991) oltre che al tentato omicidio di DE FALCO Giuseppe e PACIFICO Dionigi (avvenuto il 17.2.1991).
Tali episodi sono stati considerati dalla Corte d’Assise di assoluto rilievo strategico o, addirittura, di omicidi (soprattutto quello in danno di SALZILLO Paride) che hanno segnato un confine tra i diversi assetti della realtà criminale dei casalesi. Tali condotte, pertanto, sono del tutto espressive dell’inserimento del D’ALESSANDRO, con stabilità e consapevolezza, nel gruppo associativo nel cui ambito l’interessato ha svolto più di una funzione; dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia sentiti nel corso del dibattimento, è emerso che il D’ALESSANDRO ha iniziato la sua carriera delinquenziale sin dalla giovane età con l’inserimento nel gruppo De Falco ed il successivo transito, per scelta strategica e per vincolo di affinità, in quello degli Schiavone.
L’interessato, inoltre, è stato definito dalla Corte sia come uomo d’azione che come elemento di collegamento tra i diversi gruppi associativi ed è stato anche coinvolto in vicende di distribuzione di redditi provenienti da attività estorsive.
Sempre all’esito del processo Spartacus a carico del D’ALESSANDRO è stata disposta la confisca, ai sensi dell’art 12 sexies, dei beni già sequestrati in suo danno e coincidenti parzialmente con quelli oggetto del procedimento di prevenzione.
Peraltro il D’ALESSANDRO è stato raggiunto nell’ottobre 2006 da ulteriore ordinanza cautelare per tentato omicidio aggravato.
Tali comportamenti hanno indotto la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di S. Maria C. Vetere a ritenere attuale, nonostante lo stato di detenzione, la pericolosità sociale del D’ALESSANDRO che “impone la necessità di un più stringente controllo, che appare possibile ottenere solo mediante la sottoposizione dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza”.
Per quanto riguarda i beni confiscati il Collegio, dopo aver attentamente valutato le argomentazioni difensive, ha ritenuto che il fabbricato di San Cipriano d’Aversa e l’autovettura Mercedes fossero nella disponibilità del proposto soprattutto in considerazione della mancanza di redditi dichiarati dalla moglie del proposto a fronte dei cospicui investimenti operati nel corso degli anni e, pertanto, gli stessi rappresentassero il reinvestimento di denaro proveniente dall’attività illecita posta in essere nell’ambito del clan di appartenenza.
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