Perché Lucio Battisti? Perché mi è sembrato davvero singolare che l’artista tanto amato, che sento sempre in macchina come a casa, che ha fatto da sfondo alla mia vita di ragazzina, che è stato la colonna sonora del mio matrimonio, avesse suonato per un periodo ad Ischia, a Forio d’Ischia, e nessuno lo aveva mai ricordato.
Il Lucio che io racconto o, almeno provo a raccontare, è un Lucio Battisti inedito, giovanissimo, addirittura non ancora maggiorenne: ha suonato per due anni fra Napoli e Ischia, il palcoscenico ideale per la canzone, quello riservato a chi aveva talento o almeno a chi voleva dimostrare di averne.
L’estate, il mare, la vita semplice di un artista che inizia e la dolce vita degli Anni Sessanta. Parlava napoletano quel Lucio Battisti che pochi hanno conosciuto e che viene raccontato da chi l’ha visto crescere come uomo e come artista.Nessuno tra quanti hanno consociuto quel moretto dai capelli ricci e la passione per la chitarra sapeva che sarebbe diventato l’interprete di tanti sogni, dei sentimenti degli italiani di tutte le età tanto amato da diventare immortale a dispetto della sua immatura scomparsa. Nel libro c’è questo: Ischia e Lucio Battisti, Ischia e la grandeur di quel periodo, Ischia da bere.
Ringraziare chi mi ha dato una mano con i suoi ricordi, con la sua testimonianza, con l’amicizia per Lucio, con la conoscenza, com le foto che mi ha messo a disposizione è davvero difficile. Ho provato a farlo nel libro.
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